Pagine

domenica 11 maggio 2008

Il mio racconto


L'attivit'a di fine corso sar'a la produzione di un racconto individuale creato in base alla propria esperienza e alla propria ispirazione, le uniche paute comuni saranno:
La lunghezza: due pagine;
I personaggi: saranno quattro;
Lo stile: narrativo-descrittivo, oggettivo-soggettivo.
Date di consegna: 20 maggio prima bozza.
10 giugno seconda bozza.
24 giugno produzione finale online.
Ricordate: la fantasia e la riflessione sono l'esito per la scrittura. Non dimenticate per'o la grammatica, l'ortografia, la coesione e la coerenza.

Buon lavoro

10 commenti:

Roberto ha detto...

ciao Elsi, visto che il tuo blog è diventato la raccolta di servizi + o - utili forse ti interessa provare questo
http://www.oneweb20.it/15/05/2008/studeous-la-collaborazione-tra-insegnanti-e-studenti-e-facilissima/

Auxbent J. Betancourt L. ha detto...

Suonaci la storia della vita tua

Nei tempi che l’industrialisazione prendeva piano piano L’Europa e la vita cominciava a farsi più e più rapida, in uno di quei piccoli paesi del sud della Svizzera, dove non si sa se gli abitanti sono svizzeri o italiani, un ragazzino, con gli occhi celesti come il cielo che si vede dalle campagne vicine e i capelli lisci e gialli come se fossero una fonte d’oro era il maggiore dei suoi fratelli; ne aveva altri cinque con cui compartiva la stessa madre, ma non lo stesso padre, il padre di questo bambino se ne andò ubriaco un giorno e non ritornò mai più. Beatrice, sua madre si sposò un’altra volta con un falegname che non si sentiva comodo con il figlio bastardo di sua moglie, e dunque, Beatrice cominciò a dimenticare piano piano suo figlio. Luciano, come si chiamava il ragazzino non era voluto a casa sua, il suo patrigno lo picchiava con frequenza, e sua madre non faceva niente. Fuori casa non aveva nessun amico, non andava a scuola come gli altri ragazzi e stava sempre da solo, c’era soltanto una persona con cui Luciano si sentiva sicuro, ed era con il signore Gennaro, un vecchiettino che portava il pane a casa sua facendo dei violini, i suoi violini erano bellisimi, e Luciano si sentiva attratto dai suoni che facevano; lui passava ore seduto nel negozio mentre guardava il signor Genaro a fare ciò che lui sapeva meglio.
Nel giorno del nono compleanno di Luciano, nessuno a casa sua lo ricordò, ma il signor Gennaro, che apprezzava questo bambino gli diede un violino come regalo, e gli disse che quella stessa sera lui doveva partire per Ginevra, e che non si sarebbero visti mai più, ma sperava che lui diventasse un bambino felice e talentoso. Invece il suo patrigno, un paio d’ore dopo lo mandò a prendere alcuni pezzi di legno nel bosco vicino, un luogo bellissimo, attraversato da un fiume il cui suono può far dimenticare ogni dolore. Luciano perse molto tempo soltanto guardando la bellezza di quel luogo, ma non gli importò, cominciò a suonare quel violino, senza neanche sapere come si faceva, ma il suono prodotto era bellissimo, lui aveva un talento innato. Quando tornò, il suo patrigno ubriaco anche come suo padre, furiosissimo, cominciò a picchiarlo per essere arrivato tanto tardi. Quasi all’ora di dormire, Luciano, in camera sua , piangendo e con lividi dappertutto, pensò che non poteva continuare così; non era sicuro in quella casa con quel uomo e si ricordò che Gennaro partiva da quel paesino quella stessa sera; dunque, senza che nessuno lo vedesse, scapò di casa e arrivò al negozio di Gennaro. Lui era lì fuori, stava finendo di impachettare le cose per andarsene, in quel momento vide Luciano, lì fuori insicuro con tutti questi lividi e il violino nella mano destra, e gli disse:
-Cosa fai qui? Cosa ti è successo- prendendogli il braccio e guardando i segni di violenza. -Signor Genaro- disse lui -per favore, mi porti con lei dove vada, qui non son sicuro, non importa cosa succeda con me da ora in poi, niente puo essere peggiore che vivere così, come adesso!- Quell’uomo pensò che poteva avere problemi se scoprivano che Luciano se ne andava con lui, ma pensando al inconscente del suo patrigno, e guardandolo così ferito e pauroso, decise di prenderlo con lui, lo mise in una cassa di legno con alcuni buchi per respirare dove entrò perfettamente con il suo violino, così lo mise nel camion con le altre cose e finalmente se ne andò, nessuno si domando dove fosse Luciano, e nessuno in quel paesino lo sentì mai più.
Notte fonda, dopo mezzanotte Luciano cominciò a suonare il violino nella cassa , per farsi compagnia. Quel bel suono ha chiamato l’attenzione di Gennaro, che prima pensò che quel suono non fosse vero. Chi avrebbe suonato il violino a quell’ora, in un camion dove solo ci sono due persone fra tutte le cose inanimate,inoltre, il suono era troppo bello per essere prodotto da un essere umano; dunque, non ci pensò troppo, credeva che era la sua immaginazione, ma dopo accorgersi che quel suono era vero, immediatamente pensò a Luciano e il suo violino nella cassa di legno, dietro il camion. Lui era sedotto dal suono, ma non disse niente, soltanto se ci lasciò andare. Alcuni minuti dopo pensò che Luciano sicuramete aveva un gran talento che non poteva lasciar perdere, si ricordò di un suo amico, il professor Erasmus che aveva una scuola di musica per ragazzini a Ginevra, credette che questa poteva essere un’opportunità unica per dare un futturo brillante al suo piccolo amico.
Il giorno dopo, arrivarono a Ginevra, un luogo incredibilie, Luciano non aveva mai visto qualcosa dal genere, si sentiva grande, si sentiva con tutte le porte aperte come se il mondo fosse suo e non sentì nostalgia per il suo antico paesino, sentì invece odio per le cose terribili che gli successero lì. Già in casa, Gennaro gli diede da pranzare e il resto del giorno lui riposò. Il giorno dopo, Gennaro apriva il suo negozio a Ginevra, credeva che poteva avere più successo in una città più grande, ed è successo proprio così; Luciano stava lì con lui, nel suo momento di gioia, quando arrivò un uomo vestito in nero, con un cappello e una valigetta Luciano non si fidava di lui, quest’uomo parlava poco, diceva soltanto le cose neccessarie e sembrava come se nascondesse qualcosa, ma senza problemi cominciò a parlare con Gennaro:
-E tutto pronto?- disse l’uomo strano -Si, gli ho comprato alcuni vestiti, li c’è anche il suo violino- disse Gennaro. Luciano cominciò a capire cosa succedeva, ma non disse nulla, invece aspettò che loro finissero. Alcuni minuti dopo, Gennaro venne da lui e gli disse -Magari tu non vuoi questo, ma credimi, tutto starà bene, io non posso averti qui con me non ho sufficenti soldi. Per favore, non odiarmi, ma devi andare con quell’uomo – Luciano capì che doveva andarsene ancora una volta, ma dove? Era tutto molto strano. Luciano e quest’uomo entrarono un un vecchio palazzo, lì, vide cose meravigliose, quadri bellissimi, statue, molti bambini della sua età cantando tutti insieme la stessa canzone, si sentì bene. Salirono al primo piano e lì, intrarono in una stanza grande, l’uomo si sedette accanto a due signore vestite molto comiche, una di loro disse a Luciano molto sottilmente –Suonaci qualcosa, per favore- Luciano ebbe un po’ di paura e in principio no voleva suonare niente, ma dopo pensò che se non aveva successo lì, Gennaro non lo avrebbe preso e sarebbe dovuto tornare al suo paesino e continuare la sua vivenza d’agonia, allora si decisse e cominciò a suonare il suo violino con una passione incredibile, anche se non era un brano di nessuno dei musicisti più famosi, tutti e tre si sentirono nel paradiso mentre sentivano il brano improvvisato da Luciano. Quando finì, l’uomo gli ha detto che lui era il professor Erasmus e che voleva insegnargli a suonare bene il violino, che il suo talento era unico e che non potevano lasciarlo passare. Così, lui cominciò le sue lezioni di violino, molto allegro e ottimista. Luciano rapidamente diventò il miglior studente della scuola di musica, scrisse opere sublimi all’età di sedici anni e ai suoi diciotto andò per tutta Europa mostrando la sua musica; grandi musicisti e compositori accettarono la sua grandeza e così diventò famoso.
Alcuni anni dopo, Luciano seppe che il signor Gennaro si era malato gravemente, tubercolosi apparentemente, quando lui lo seppe era a Londra in concerti, ancora doveva visitare La Spagna e Il Portogallo, ma decisse tornare a Ginevra con il suo caro amico Gennaro. Quando arrivò, Gennaro gli disse:
-Caro Luciano, seil l’unico figlio che ho mai avuto, anche se non sei propriamente mio, magari senza te non avrei mai conosciuto la belleza della vita come la conosco adesso; l’ho già ben guardata e adesso non c’è niente più da guardare, posso allora dare il mio posto in questo mondo a qualcun altro perché conosca la belleza della vita. Luciano, sei diventato un uomo perbene, con succeso, felice e quello è sufficente per me, me ne posso andare tranquillo perché so che ho fatto bene portandoti qui. Ti lascio con Dio, e per favore, non dimenticarmi.
Quella stessa sera, un giorno prima il compleanno 29 di Luciano, morì quel vecchiettino che l’aiutò a uscire di casa sua, e non solo quello, l’aiutò anche a diventare il violinista più famoso della Svizzera, con molta stabilità e felicità. Col tempo, Luciano si sposò con una bella ragazza milanese con cui ebbe 3 figli, il minore di loro da piccolo sentì la pasione per il violino, era prodigio come suo padre e indovinate che nome li misse? Gennaro. Così Luciano aveva tutto ciò che meritava, successo, una bella famiglia,tanti amici e felicità,e così alla fine, tutto quell’odio che sentiva verso quel piccolo paesino si sfumò gli successero soltanto cose belle e dolci, fino alla fine dei suoi giorni.

Auxbent J. Betancourt L.

Filot ha detto...

Un amore dal cuore
C’era una volta una principessa che avitava lontano in un piccolo paesino chiamato Weber. La principessa Leia era una ragazza di 14 anni, bella, mora, con i capelli lunghi, ricci e neri come il nero corvino. Questa ragazza era molto felice, aveva tutto ciò che voleva, vestiti, scarpe, viaggi, lusso, ma quello che la faceva più felice era l’amore e l’unione che aveva nella sua famiglia. Però, la principessa non era completamente felice, le mancava qualcosa, quello che ti fa sentire l’anima vuota, che sembra che il cuore ti fa male, che causa una sensazione di profonda malincolia , quello che ti fa piangere, scrivere, voler stare da solo per soltanto pensare, immaginare e sognare. Quello era l’amore di Henry, il ragazzo che amava in silenzio.
Henry era un bel giovane di 16 anni, alto, magro, bianco, con degli occhi neri profondi e che sebbene apparteneva a una famiglia povera, aveva un’ eleganza naturale. Lui sognava di diventare un gentiluomo un giorno per aiutare il suo amato Weber, paesino vittima degli abusi e degli attacchi del paesino che si trovava vicino, Valle Weber. Ma lui era povero, e il privilegio di essere un gentiluomo della corona era soltanto per i principi e per i nobili del regno.
Henry camminava tutti i giorni per la strada dove si trovava la casa di Leia e si fermava sempre di fronte al suo balcone per guardarla. Lui era anche innamorato. Per loro guardarsi fissamente agli occhi era il miglior regalo. Sebbene questo momento solo durava pochi minuti, per loro era come se durasse molte ore, perchè sentivano che il tempo si fermava e che tutto spariva in torno.
Così passarono tanti anni, fino un giorno decisivo per Henry. La principessa tornava da un viaggio che aveva fatto per l’Italia e in cui aveva conosciuto Pierino, un duca italiano che tornava con lei deciso a conquistarla. Henry subito ha deciso di fare qualcosa per diventare un gentiluomo e così avvicinarsi a Leia.
Per la mancanza di uomini capaci di lottare contro l’esercito valleano, poco tempo prima il re aveva deciso di fare una gara per selezionare possibili gentiluomini, in cui poteva partecipare qualsiasi persona maggiore di 20 anni. Come Hernry aveva già 20 anni ha partecipato e ha vinto grazie alla molta pratica che aveva fatto durante la sua adolescenza. Dopo la gara si faceva una festa, il momento che Henry aveva aspettato durante così tanto tempo. Lui ha scritto un poema in cui le diceva a Leia il grande amore che aveva sempre sentito per lei. Alla fine della festa loro si sono incontrati e hanno marcato il loro amore con un bacio in bocca. Dunque, loro hanno detto al re che volevano sposarsi, ma il re non era d’accordo perchè sebbene Henry era diventato gentiluomo, non apparteneva alla nobilità. Ma la fortuna era l’amica di quel bel giovane e della bella principessa e un giorno è stato l’oportunità perfetta per Henry. Il regno di Valle Weber aveva invaso gran parte di Weber e l’unica forma di remediare la situazione era facendo una battaglia tra Micello, il miglior gentiluomo del mondo e il combattente che ossase del regno di Weber, però questo paesino aveva sempre avuto un esercito debole e per questo il re ha chiesto a pierino, il duca italiano, di lottare con Micello. Pierino, uomo debole e pauroso, ha detto che doveva partire in Italia. Così Henry, coraggiosamente, si è offerto per fare la battaglia e il re ha accettato. Henry ha vinto e ha salvato Weber. Il re e tutto il regno hanno ringraziato Henry lasciandolo sposare con Leia.
Fu subito stabilito il matrimonio. Il regno ha preparato uno senza uguale, con grande sfarzo, con uccelli cantori, con balli, canti, musiche, giù un cielo di mille collori. Leia e Henry hanno ballato tutta la notte sopra mille petali di rose. Tutto il palazzo era perfettamente decorato e illuminato da una luna grande e piena.
Tutta la vita furono felici, Henry e Leia nel palazzo come principi.


Eilha Lanz

portafolio de pedagogía: k.castillo ha detto...

INDIRA ZERPA

LE SPECI MAGICHE.

C’era una volta una bella e giovane donna che viveva in Ladakh, una regione dell’India piena di montagne e valle, una sorta di deserto poco piovoso battuto da un sole spietato. La bella donna aveva una casa molto grande piena di stanze che era lontana dal paese di Ladakh dove i commercianti alloggivano. Ladakh era una rota commerciale e tutto il tempo la donna dava alloggio ai commercianti che venivano da lontano, ma tutti quelli che entravano della sua casa non uscivano mai; lei era molto ricca, aveva camelli e abitava da sola.

Un giorno, un uomo con sua moglie e suo figlio sono arrivati alla casa di alloggio di questa donna. Loro andavano al festival di Hemis che si teneva nel monasterio di Hemis nel popolo di Ladakh tutti gli anni e dove si commemorava la nascita del guru Padamsambhava, ma loro erano stanchi, era già di notte e volevano riposare. Allora, quando l’uomo ha visto questa casa, ha deciso di bussare alla porta, la donna è uscita per occuparsi de loro, sono inrati alla casa e lei gli ho portati in una stanza grande e confortevile.

La mattina seguente, l’uomo ha deciso di uscire presto e non fare colazione. I commercianti che erno alloggiati mangiavano il cibo che aveva preparato la bella donna quando loro sono usciti. D’un tratto, quando l’uomo usciva con la sua fimiglia da questa casa, ha ascoltato uno strano rumore e ha deciso di ritornare da solo per vedere cosa sucedeva lui ha visto come i commercianti si trasformavano in cammelli e la bella donna si trasformava in una sgradevole vecchia, dopo è uscito di questa casa in fretta perché era spaventato, poi ha raccontato a sua moglie e a suo figlio ciò che aveva visto e finalmente sono partiti al festival di Hemis. Quando il festival è finito, lui ha deciso di lasciare sua moglie e suo figlio nella casa della famiglia di sua moglie a Ladakh, per ritornare a scoprire ciò che sucedeva nella casa di allggio di questa strana donna. Sua moglie non era d’accordo, con lui ma non ha potuto fermarlo ed è partito.

Quando è arrivato alla casa di alloggio, tutte le stanze erano già occupate ma ha spiegato alla donna che lui doveva ritornare al suo paese e non aveva dove passare la notte, lei gli ha detto che aveva soltanto una piccola e scomoda stanza vicina alla sua stanza e lui ha detto che non c’era problema. Allora, quando tutti si sono addormentati, la donna ha acceso la luce della sua stanza, l’uomo si è reso conto e ha cominciato a spiarla, la vedeva da un piccolo buce nella parete, e lei stava mischiando delle speci magiche.

Lui ha scoperto ciò che aveva trasformato i commercianti in cammelli, lei aggiungeva questa speci magiche nel cibo che preparava ai commercianti e così li trasformava in cammelli.

Di mattina, lui è rimasto lì per mangiare con i commercianti, ma lui ha cambiato il cibo che aveva preparato la donna con le speci magiche per il cibo che sua moglie gli aveva preparato, dopo ha offerto alla donna il supposto cibo che sua moglie gli aveva preparato per ringraziarla della sua ospitalità, la donna ha accetato e ha cominciato a mangiarlo, cinque minuti dopo ha cominciato a trasformarsi in cammello, e quando si è trasformata completamente la magia è scomparita e tutti i cammelli si sono trasformati in uomini , e i commercianti che avevano mangiato il cibo quel giorno non si sono trasformati in camelli. Tutti i commercianti erano grati con l’uomo perché li aveva salvati, dopo i commercianti sono ritornati ai loro paesi, mentre l’uomo ha deciso di rimanere lì con la sua famiglia per occuparsi di questa casa di alloggio.

L’uomo e la sua famiglia erano molto felici perché erano ricchi, avevano un negozio prospero, una nuova casa e un nuovo cammello abbastanza ubbidiente, ma un giorno un uomo vecchio è comparso nella casa di alloggio, e ha detto all’uomo che lui era il padre della bella donna e che voleva portarsela via, allora quando l’uomo vecchio e la bella donna che non era più un cammello perché era stata trasformata per suo padre, sono partiti, la casa di alloggio è scomparsa, dunque l’uomo e sua famiglia hanno devuto ritornare al suo paese e seguire con la loro vita umile.

portafolio de pedagogía: k.castillo ha detto...

Il migliore animale del mondo.

C’era una volta una fornica, un leone, una giraffa e un elefante che vivevano insieme in un bosco chiamato ‘‘La Grandezza’’. Lì, loro discutevano sempre per determinare qual era il migliore animale della Grandezza.

La discusione cominciava sempre con il leone che diceva che lui era il migliore animale della Grandezza, ma di tutto il mondo poteva cacciare tutti gli animali senza essere scoperto, e perché lui era chiamato da tutti ‘‘ il re della selva’’. Dopo, la giraffa diceva: ‘‘io sono il migliore animale della Grandezza perché, bene tu puoi cacciare, ma io posso vedere tutto quello è qui, nessuno puo vedere come me’’. E l’elefante diceva subito ‘‘tu puoi cacciare e tu vedere tutto quello è qui, ma io sono più grosso di voi e se mi siedo sopra un animale finisco con la sua vita, e non ho bisogno di cacciare perchè sono vegetariano’’. Mentre tutti e tre discutevano, la fornica ascoltava tutto e pensava che la loro vita era molto noiosa e per quello loro discutevano tanto.

Dunque, un giorno la fornica, dopo aver ascoltato un’altra volta la stessa discusione he deciso di organizare una festa per il leone, la giraffa e l’elefante, con l’aiuto delle sue sorelle le forniche. Però, prima ha pensato in un piano per distrli mentre lei organixava la festa. Allora, li ha riuniti e gli ha detto: ‘‘ho la soluzione per il vostro problema: il primo che trovi un luogo scuro e segreto per nascondersi sarà il migliore animale della Grandezza’’. Dunque, la giraffa ha cercato in tutte le caverne della Grandezza, ma tutte erano troppo piccole per la sua altezza. Allora, ha deciso di mettersi sull’albero più frondoso e più alto che faceva più ombra, ma anche l’albero più grande del bosco era troppo piccolo per lei e ha perso. Poi, l’elefante ha fatto la stessa cosa, ma non ha trovato un luogo sufientemente grande per nascondersi perchè lui era molto grosso, allora lui ha anche perso. Finalmente, il leone ha pensato che lui aveva vinto perchè non era né troppo alto né trppo grosso. Allora, lui è andato in una caverna vicino lì, e entrato, però ha trovato un cervo e non ha potuto contollare il suo istinto de cacciare e quando stava mangiando il cervo ha fatto molti rumori e tutti hanno saputo dove estva. Quando il lione è estato scoperto ha dettoche incluso se loro l’avevano scoperto lui era l’unico che aveva trovato un luogo per nascondersi.

In quel momento gli animali hanno cominciato una’altra volta a discutetr fino a quando hanno ascoltato che veneva da vicino da lì, e hanno deciso di andare vedere cosa stava sucedendo. Quando sono arrivati al luogo dove sonava la musica, hanno visto la fornica con le sue sorelle che mangiavano, parlavano e ballavano, e hanno deciso di fare lo stesso. In effetti, hanno festegiato tanto che hanno dimaenticato la loro discusione e hanno deciso di fare una festa ogni giorno, tutti i giorni, e festegiando sono stati felici il resto della loro vita.

KEILYN CASTILLO.

Anonimo ha detto...

L´Amore è sempre Amore.
C´era una volta una bella ragazza, non molto bella come una principessa di una fantasia, però con una bellezza che era particolare. Aveva un bel sorriso che illuminava sempre il suo viso e con solo vederla poteva rallegrare la tua giornata, aveva anche uno sguardo dolce che ispirava un po´ di tenerezza e un po´di forza allo stesso tempo. Aveva anche un grande dono, sapeva cucinare come gli angeli. Abitava in un´isola chiamata lo Smeraldo, che si trovava nei Caraibi, vicino e un po´a nord dell´isola la Tartaruga. Quest´isola era molto visitata dai turisti, aveva paesaggi diversi e la genta era molto gradevole. L´isola era piccola però aveva le cose necessarie come per abitare tranquillamente. C´erano delle scuole, c´erano due università, c´era il comercio indipendente e alcune compagnie internazionali, cioè un´isola in pieno progresso.
In queta bella isola, abitava Camilla la nostra simpatica ragazza. Camilla aveva 18 anni, studiava e lavorava allo stesso tempo e certamente aveva degli amici per parlare per giocare per passare il tempo, però soprattutto per crescere insieme. Studiava l´ultimo anno del liceo dove passava tutte le mattine della settimana. Dopo il liceo, Camilla lavorava nel negozio familiare, i suoi genitori avevano un ristorante con i genitori della madre di Camilla, cioè i suoi nonni e questo ristorante era appartenuto anche ai genitori dei nonni di Camilla, cioè ai bisnonni. Questo lavoro era più che un lavoro, per lei era passione e le ispirava sempre allegria. Era quasi la chef del ristorante, perché aiutava suo nonno nella cucina.
Da quando era piccola, le piaceva stare in cucina, osservare e imparare tutte le ricette del nonno. Lui, come tutti i nonni del mondo, vedeva verso di lei un amore straordinario, vedeva anche la magia speciale per cucinare. Osservava che era molto creativa e voleva sempre aggiungiere a ogni piatto che preparavano insieme, qualcosa per farlo più originale. Suo nonno ha approfittato questo dono e le ha insegnato a migliorarle piano a piano il suo talento. Tutti i pomeriggi, lavoravano insieme e facevano molti piatti per i turisti per gli abitanti e per loro anche. Così gli anni passavano e Camilla imparava i segreti della cucina, ha ottenuto una gran fama nella sua famiglia e anche nell´isola. Come era l´unica nipotina il nonno si è dedicato a lei.
Con gli anni, i due hanno costruito una relazione molto bella e grazie a lui, Camilla ho scoperto la sua passione per la cucina. Voleva essere una grande chef e voleva studiare in Francia, così mostrare la sua gastronomia e imparane un´altra. Tuttavia la madre di Camilla non era d´accordo con l´idea di partire dall´isola. Isabella la madre di Camilla, aveva un forma di pensare molto severa, per lei tutto doveva essere perfetto o quasi perfetto. Ha messo a Camilla nel negozio familiare perché questa era la sua responsabilità, lasciare il ristorante a lei come la grande eredità. Isabella non dava molta importanza al dono di Camilla, il semplice fatto di già lavorare era sufficente per lei.
Isabella pensava che Camilla doveva stare sempre nel ristorante, così che l´idea dello studio di Camilla in Francia è diventato un problema, perché aveva le idee chiuse. Credeva che lei non savebbe ritornata più all´isola se viaggava all´estero. Dunque si opponeva all´idea, però suo padre, il nonno, un uomo molto sapiente ha cercato la maniera di spiegare a sua figlia che lo studio di Camilla era molto importante per lei e anche per loro, perché dall´apertura del ristorante nessuno nella famiglia era uscito dall´isola e nessuno aveva già molta creatività. Allora questo viaggio era la grande opportunità per Camilla, lei aveva l´ispirazione e il dono per cucinare deliziosamente. Poteva imparare più sulla cucina e ritornare con nuove idee per trasformare il ristorante e così cambiare tutto ciò che c´era di antico.
Il nonno dopo aver parlato con Isabella ha cominciato a preparare il viaggio di Camilla; partiva in due mesi per la Francia. Il giorno prima del viaggio, il nonno ha organizzato una cena per salutare lei e per agurarle buona fortuna. Camilla è arrivata in Francia. Era molto contenta per imparare tutte le cose nouve della cucina. Era a Tours, una bella città della Francia. Gli studi duravano due anni, lei ha conosciuto il paese e la gastronomia di dove andava. Molte idee per il ristotante passavano per la mente di Camilla.
Un anno intero è passato e Camilla ha deciso di conoscere Naci, una piccola città della regione Lorreine, in Francia. La gente diceva che in questa città si trovavano le migliore crêpe di tutta la Francia. Camilla lo voleva verificare. È partita per Nanci, ha conosciuto la città e i ristoranti famosi, però la vigilia prima di ritornare a Tours, Camilla è stata nel piccolo luogo delle crêpe, ha verificato che ciò che la gente diceva, era vero! Le crêpe erano straordinare e ha voluto conoscere lo chef.
Lui si chiamava Luciano è andato al tavolo della signorina e fu amore a prima vista. Loro hanno parlato tutta la notte, lei gli ha raccontato della sua vita e lui ha fatto lo stesso. Tuttavia, tutto non era perfetto, lei doveva ritornare e lui restare lì. Hanno promesso di vedersi ogni volta che fosse possibile e così fu, lei partiva per Tours. Si sono visti quasi sempre a Parigi, la città dell´amore. tutti e due partivano sempre per le loro città con tristezza però l´a more cresceva ogni giorno di più.
Così, si sono amati l´anno intero però quando Camilla doveva ritornare all´isola non sapevano che cosa fare, dunque Luciano ha deciso di partire con lei, lui sapeva tutte le cose che lasciava come il suo lavoro, i suoi amici, il suo paese, però Camilla era il suo amore. quello che lui sentiva, non l´aveva mai sentito, lui non poteva vivere senza di lei. Camilla sapeva che non avrebbe più visto Luciano però lui le ha dato la sorpresa di partire insieme. Le ha dato l´allegria più grande del mondo. Sono arrivati e hanno deciso di sposarsi. La famiglia era tutta contenta per il ritorno di Camilla e adesso con il nuovo membro della famiglia. Due mesi dopo, si sono sposati e lavoravano nel ristorante della famiglia, che aveva il miglior chef di crêpe del mondo. Erano tutti molto felici.
Un pomeriggio, la madre di Camilla pensava in tutto ciò che era sucesso con sua figlia. Ha pensato che grazie al consiglio di suo padre, Camilla era molto felice ora e che la sua protessione non era la miglior manera di dimostrare il suo amore per lei. Dunque, l´amore fu la cosa più importante. L´amore e sempre amore, l´importante è dimostrarlo.
Luz Adriana Prieto Bustamante.

Anonimo ha detto...

Un pane dolce

C'era una volta una ragazza molto gentile e umile chimata Silvia. Abitava in un piccolo e lontano paese pieno di montagne e animali, molto tranquillo e con gente felice. Il nome di questo luogo era Panissimo, consciuto in altri paesi per la felicità tra gli abitanti e la fabbricazzione di pani magici.Ma perché magici? perché avevano qualcosa per far sentire felici le persone che li mangiavano.L`ingrediente segreto era l'amore,soltanto le persone innamorate potevano farli.Purtroppo non erano molte le persone nel paese che facevano il pane, perché la gente che ci abitava era giovane e non era ancora innamorata. Per ciò la razione di pane era ogni volta più piccola, questa situazione cominciava a essere un problema per la gente più vecchia che fabbrcava il pane.
Ma è Silvia? Silvia era l`unica figlia di Sicilia e Angelo, loro erano i padroni della fabbrica di pane. Questa fabbrica era passata di generazione in generazione durante molti anni, dunque ora loro avevano bisogno di un erede, ma Silvia non era ancora innamorata. Lei era una bellissima e intelligente ragazza.Aveva gli occhi azurri come il mare, i capelli brillanti come la luna e neri come la notte;era di carnagione chiara e di corporatura snella, la sua faccia sembrava molto sottile e delicata. Era interessata nelle culture di altri paesi e sognava di conescere il mondo, ciò era più interessante della fabbrica.Silvia non lavorava, soltanto studiava e imparava altre lingue.
Per andara a Panissimo non era facile, questo paese era lontano da tutto. Le strade erano di difficile accesso. Per loro, gli abitanti, era quasi un`avventura uscire dal paese, e per la gente che voleva andarci anche. Dunque per Silvia conoscere il mondo era solo un sogno.
Ma un giorno è arrivato nel paese un ragazzo bello e intelligente, Michele; come per tutti la principale ragione del suo difficile viaggio era mangiare del famoso pane per essere più felice, perché in quel tempo nel resto del mondo c'erano molti problemi, la guerra ne era il principale.
Silvia ha conosciuto Michele e presto si sono innamorati. Lui voleva portare di quel pane dolce a tutte le persone nel mondo e così finire la guerra e la disgrazia. Ma non era sufficiente la quantità di pana che aveva. Silvia e Michele si sono esposati e un mesi più tarde si sono incaricati della fabbrica.Loro cominciarono a produrre molto molto pane, e così la razione per gli abitanti è aumentata e avevano molti per il resto del mondo.Dopo tre mesi di produzione Silvia e suo marito sono andati in giro per il mondo e dare di quel pane della felicità. Tutti sono stati contenti.

Anonimo ha detto...

Un pane dolce

C'era una volta una ragazza molto gentile e umile chimata Silvia. Abitava in un piccolo e lontano paese pieno di montagne e animali, molto tranquillo e con gente felice. Il nome di questo luogo era Panissimo, consciuto in altri paesi per la felicità tra gli abitanti e la fabbricazzione di pani magici.Ma perché magici? perché avevano qualcosa per far sentire felici le persone che li mangiavano.L`ingrediente segreto era l'amore,soltanto le persone innamorate potevano farli.Purtroppo non erano molte le persone nel paese che facevano il pane, perché la gente che ci abitava era giovane e non era ancora innamorata. Per ciò la razione di pane era ogni volta più piccola, questa situazione cominciava a essere un problema per la gente più vecchia che fabbrcava il pane.
Ma è Silvia? Silvia era l`unica figlia di Sicilia e Angelo, loro erano i padroni della fabbrica di pane. Questa fabbrica era passata di generazione in generazione durante molti anni, dunque ora loro avevano bisogno di un erede, ma Silvia non era ancora innamorata. Lei era una bellissima e intelligente ragazza.Aveva gli occhi azurri come il mare, i capelli brillanti come la luna e neri come la notte;era di carnagione chiara e di corporatura snella, la sua faccia sembrava molto sottile e delicata. Era interessata nelle culture di altri paesi e sognava di conescere il mondo, ciò era più interessante della fabbrica.Silvia non lavorava, soltanto studiava e imparava altre lingue.
Per andara a Panissimo non era facile, questo paese era lontano da tutto. Le strade erano di difficile accesso. Per loro, gli abitanti, era quasi un`avventura uscire dal paese, e per la gente che voleva andarci anche. Dunque per Silvia conoscere il mondo era solo un sogno.
Ma un giorno è arrivato nel paese un ragazzo bello e intelligente, Michele; come per tutti la principale ragione del suo difficile viaggio era mangiare del famoso pane per essere più felice, perché in quel tempo nel resto del mondo c'erano molti problemi, la guerra ne era il principale.
Silvia ha conosciuto Michele e presto si sono innamorati. Lui voleva portare di quel pane dolce a tutte le persone nel mondo e così finire la guerra e la disgrazia. Ma non era sufficiente la quantità di pana che aveva. Silvia e Michele si sono esposati e un mesi più tarde si sono incaricati della fabbrica.Loro cominciarono a produrre molto molto pane, e così la razione per gli abitanti è aumentata e avevano molti per il resto del mondo.Dopo tre mesi di produzione Silvia e suo marito sono andati in giro per il mondo e dare di quel pane della felicità. Tutti sono stati contenti.

Anonimo ha detto...

La Pittura
Era d'estate in Italia quando l'ho vista per la prima volta, portava una giacca rossa e i pantaloni neri, tutta una bellezza di donna che qualsiasi uomo sarebbe diventato pazzo, ma non io, una donna non mi poteva far diventare mai pazzo per lei, sono molto intelligente per innamorarmi come un adolescente stupido e voler incontrarmi tutto il tempo con "il mio amore", quella fase è rimasta nel passato con Lucia, una ragazza bellissima che abitava vicino alla mia provincia a Pavia che è a mezz'ora da qui, però non è importante parlare di lei in questo momento, solo voglio raccontare come ho conosciuto la bella donna ne é stato strano se sono sincero.
Un giorno camminavo per il viale che si trova vicino a casa mia, quando all'improvviso l'ho vista, ho avuto colpo di fulmine per lei, però non tanto come per correrle dietro, era molto carina, portava una giacca rossa e dei pantaloni neri, i suoi capelli castani, assomiglia allo splendore del sole in piena mattinata di primavera, le sue labbra erano rosse e brillanti, i suoi occhi erano azzurri e belli veniva voglia di fondersi a loro, lei sorrideva tutto il tempo, non piangeva mai, era strano, ma molto emozionante allo stesso tempo.
Ero in ristorante a prendere un caffè con i miei amici quando l'ho vista passare per la seconda volta, tutti i miei amici sono usciti dal ristorante per guardale il suo sedere rotondo; non mi interessava, non ho fatto attenzione, ho preso il giornale che era vicino a me, ho cominciato a leggere gli annunci, dopo un po' ho visto un annuncio in cui cercavano un pittore, io avevo un tocco artistico, da bambino dipingevo tutte le cose che avevo in mente, e ho ottenuto un premio al liceo per una pittura che avevo fatto,così ho deciso di continuare con la mia passione LA PITTURA; dipingevo di tutto, da oggetti fino a donne nude. Amavo il mio lavoro ma in questa città la gente non valorizza questo tipo di arte, poi semplicemente dipingevo oggetti a casa mia. Ho deciso di cercare il lavoro che offriva l'annuncio, dopo un anno avrei cominciato a dipingere un'altra volta, non ho aspettato, avevo fretta, ho lasciato i miei amici e sono andato a cercare un'altra pittura.
L'indirizzo che indicava l'annuncio era un po' strano e brutto e mi ha portato a un edificio inabitato, i corridoi non avevano luce, i muri erano orribili per l'acqua che scolteva, vicino ai miei piedi passavano i topi, mi sembrava molto strano inizialmente, però quando sono entrato al secondo piano mi sono reso conto che i corridoi avevano luce, i muri erano in buone condizioni, e c'era soltanto una porta, ho camminato e ho bussato la porta con molta cautela, mi sono stupito quando ho visto la donna della quale i miei amici ne avevano parlato, della quale tutti si erano innamorati.
- Sì, cosa vuole?- ha domandato con un grande sorriso.
-Ciao sono qui per l'annuncio che era nel giornale - ho detto abbastanza nervoso, per essere sincero me sentivo un po' timido.
Lei ha fatto un cenno e mi ha invitato a entrare. La sua casa era fresca, molto chiara e c'erano macchie d'inchiostro quasi ovunque, ho visto che la casa non aveva camere da letto tranne una grande hall con molte poltrone, poltrone per posare; vicino la finestra c'era un letto grandissimo a forma di cuore. C'era anche un bel bagno con muri di vetro e il pavimento aveva ceramica bianca come la neve.
Rapidamente mi sono seduto.

-Quanta esperienza ha? Ha mai dipinto donne nude? Lei mi ha domandato con il suo grande sorriso.
-Io? mah donne nude? no, no, nude no, non so come farlo- ero sorpreso a questa domanda e ho risposto balbettando.
-La accompagno alla porta, Lei non è il pittore che sto cercando - Ha detto molto delusa.
- Grazie tante per la sua attenzione- Le ho detto guardandola.

Giorno dopo giorno, mi immaginavo il suo corpo nudo, lì, davanti a me, bellissimo come la sua faccia, naturale e fresca, con i suoi seni molto naturali, quel sedere rotondo e le sue braccia e le gambe rigide come un sasso.
Un giorno mi sono alzato e sono andato da lei, mentre camminavo avevo viziosi e perversi pensieri su quella donna, benché quando ci sono arrivato la porta era aperta e ho potuto osservare un "pittore" ammirando la bella e magra donna, con i suoi bei seni , le sue gambe squisite e le sue labbra deliziose che richiamavano l'attenzione, e con lo sguardo penetrante che qualsiasi uomo si poteva dilettare per ore e ore, mi sentivo molto strano, non capivo la mia reazione, e ho potuto rendermi conto che ero geloso, non potevo immaginare nessuno tranne ME! guardandola, ammirandola, dipingendola, sognandola, AMANDOLA! lei era solo per me, l'unico che poteva farle l'amore ero IO!. Così arrabbiato sono ritornato a casa mia e ho distrutto tutto ciò che trovavo.
La mattina seguente mi sono alzato molto stordito, avevo bevuto molto vino durante la notte nelle braccia di Lucia, il mio antico amore che era ritornata per visitarmi, le ho detto tutto sulla donna che volevo dipingere, ma quando lei mi ha sentito sveglio si è vestita ed è andata via.
Ho deciso di ritornare dalla mia musa, ma lei non si trovava là, così sono andato a camminare per il viale per cercarla. Certamente il mio istinto non falliva, lei si trovava alla fine del viale, stava leggendo un libro, ero deciso a parlarle di tutto ciò che io sentivo, quando all'improvviso è arrivato il suo "pittore", lui portava un bell'anello, l'ira si é impossessata della mia anima, non ero capace di controllarla, mi sono nascosto dietro un albero, volevo ascoltare le loro conversazioni, però con il rumore del luogo non potevo, lui ha preso la sua mano e le ha messo l'anello, dopo si sono baciati. Lui ha guardato il suo orologio e se ne andò, ho pensato che quella era la mia opportunità per parlare con lei, ma solo guardava l'anello e non si è resa conto della mia presenza, si è alzata dalla panchina dove era seduta ed è andata in ristorante per una bottiglia d'acqua, dopo è andata in tintoria e ha cercato un bel vestito rosso - credo che lei era ossessionata con il colore rosso perché il suo rossetto era anche rosso- finalmente è andata in negozio d'arte, credo che voleva comprare qualcosa per il pittore idiota che lei aveva trovato, il mio odio cresceva più che mai per immaginarmi come lei poteva essere nuda di fronte a quell'uomo che l'unica cosa che faceva era umiliarla, quel cretino...
Siamo arrivati al suo edificio, ma lei è entrata come se qualcuno l'avesse seguita, - era molto ingenua-, mi sono reso conto che vicino al suo edifico ce ne era un altro, e ho deciso di girare, non era il momento per parlare con lei oppure protestarle le cose che faceva. Quando sono arrivato all'altro edificio mi sono reso conto che dal tetto si poteva vedere il suo appartamento, così ho deciso di guardarla e ho preso i binoculari che portavo sempre con me nella mia borsa da "pittore". Dopo ho guardato la sua routine, prima quando si alzava correva nuda per tutta la casa, faceva la doccia e si preparava una colazione leggera, poi leggeva e finalmente si sedeva su una poltrona ad aspettare il cretino, il suo "pittore" per dieci minuti. Lui arrivava sempre alle tre e dieci minuti di pomeriggio. La mia ira cresceva quando la vedevo seduta sulla poltrona perché sapevo cosa succedeva alle tre e mezza.
Un giorno piovoso ho deciso di esprimerle tutti i miei sentimenti, e sono andato da lei, dove tutti i giorni alle tre e dieci lei aspettava il suo "pittore", erano come le due e mezza quando ho bussato alla sua porta, lei mi ha ricevuto con l'abbigliamento sportivo e un libro nella mano destra.
-Si, cosa vuole?- ha detto della stessa maniera che la prima volta.
- Ciao, posso entrare? ho portato i miei ritratti- Ho detto, ma ero molto insicuro.
- Si, può entrare, ma deve sapere che ho già trovato un pittore- Lei ha detto molto sicura.
Abbiamo parlato molto, le ho detto che volevo essere il suo pittore, e le ho mostrato il ritratto più bello che avevo, lei sorrideva molto, e mi ha risposto che se io volevo, potevo essere il suo pittore però con la condizione di dipingerla nuda, ho fatto cenno di si, io già sapevo come era il suo corpo dai piedi alla testa, e non avevo nessun problema, potevo farlo, lei ha preso un canovaccio e l'ha messo sopra un tavolo, poi è andata in bagno ed è uscita con un accappatoio molto bello, lentamente se l'è tolto sessualmente, le sue labbra erano rosse, portava l'anello del "pittore"; poi si è seduta sulla poltrona, e ho visto un neo vicino al suo ventre che non l'avevo mai visto, -Lucia aveva uno esattamente uguale- dopo averla guardata ho cominciato a dipingerla, ho riflesso i miei pensieri perversi sopra quella superficie bianca e con quei liquidi che mi facevano esplodere di gioia, i miei desideri repressi hanno esplorato un nuovo piacere, mi sono reso conto che lei solamente sorrideva, mentre mi guardava fissamente, erano le tre e dieci minuti e il suo "pittore" non era arrivato, in realtà lui non è arrivato mai. Mentre la dipingevo le raccontavo della mia fidanzata a Pavia, chiamata Lucia, alla quale avevo amato molto, ma la mia musa non si muoveva, solamente sorrideva per essere dipinta. Ho potuto vedere che il suo sorriso era esattamente come quello di Lucia il giorno che l'ho dipinta, sorriso di paura, d'ironia, era strano, quando ho finito, lei mi ha accompagnato alla porta e mi ha dato dei soldi.
-Grazie, signore.
-No, tranquilla, è stato un piacere per me dipingerla- Ho replicato
Ero già a casa mia, e mi sono domandato: Perché lei era così ironica? Perché il suo sguardo era come quello di Lucia? Così fredda! Perché il suo sorriso rifletteva paura? Cosa le succedeva? era spaventata per le cose che le ho detto di Lucia?, deve essere perché poi le ho detto che Lucia doveva essere sdraiata in quel momento della stessa maniera che era lei, sopra tantissima ceramica bianca come la neve, dove i piedi passavano ogni cinque minuti cercando impronte digitali, si, forse è stato quello che l'ha spaventata, poverina, non dovrebbe aver paura se io so che i miei racconti le sono piaciuti della stessa maniera che le piacevano a Lucia, erano molto divertenti, e so che le piacevano perché avevano sempre gli occhi azzurri aperti, attenti, a quel sorriso di paura che non ho mai capito.
I miei racconti erano belli, le mie donne, mi amano perché quando non posso visitarle, mi chiamano, l'unico problema è che non posso visitare Lucia perché ci sono nuovi vicini dove lei abita, e non posso entrare da lei facilmente per vedere la mia creazione, la pittura della bella Lucia, ma alle altre si le posso visitare perché abitano in luoghi come quello dell'ultima musa -inabitati-. Non ho mai creduto all'amore, è un sentimento che la gente inventa per darsi regali e condividere le cose che ha. Adesso sono seduto in una piazza a Roma, ho già visto una bella donna che ha attraversato la strada, portava pantaloni rossi e una giacca nera, la sua carnagione è bianca e i suoi capelli chiari come il sole, ha anche un neo vicino al ventre, che emozionante, lei vorrà essere dipinta? aspetto in agguato per dipingerla.

Unknown ha detto...

Aprirmi Questa Notte


La sua testa grigia riposava sul cuscino. Il suo corpo snello e raggrinzito era in posizione orizzontale con tutti i muscoli totalmente rilassati e le gambe dritte;le dita delle mani erano tessute sopra il seno che si gonfiava e sgonfiava con una lentezza che sembrava asfissiante. I suoi occhi verdi e acquosi rimanevano aperti, dilatati credo che guardava il tetto, ma era un tetto più lontano di questo tetto bianco di due metri di altezza; era un tetto che si trovava a una distanza già invisibile per me e opposta a questo punto di riferimento. Lei guardava dentro di sé.

12-04/2008
Caro Diario:
Cosa fai qui? Sai che non volevo averti più, che non mi piace guardare il tempo indietro attraverso di te! Si, è vero, puoi ricordarmi delle tante buone cose che mi sono successe nella mia vita, però mi ricordi anche delle cose sgradevoli e che non bisogna ricordare più. Magari tu hai ascoltato che “il passato è stato sempre migliore del presente”,la ragione di questa frase è perché le persone dimenticano facilmente le cose che non le piacciono forse una repressione come lo ha chiamato Freud.E così tu stai qui, e mi fa già ricordare il passato, da quando ho letto un romanzo de Ernesto Sàbato, lui in alcune parti scriveva : “La memoria è per me come la timorosa luce che illumina il sordido museo della vergogna”. Mi dispiace caro diario, certamente questo è un po’ drammatico e tu non sei un cattivo ente, credo che il problema con te è che nel presente non ho una conformità sul tema dell’ esistenza e paura di diventare pazza , allora tu renderai evidente questo,pubblicherai un secondo Ulisse di una persona che vive in una costante “epifanía” sulla vita, che se le esplode il pop corn con frequenza, che si sente viva e non sa cosa fare con questo. Alla fine non voglio girare e vedere l’inizio della mia pazzia perché tu hai conservato queste parole e me le hai ricordate dopo lasciando una tristezza e un pentimento profondo. Mi dispiace un’altra volta caro diario, perché magari non sarà così, forse tu mostrerai la via che ho perso per avere una coscienza più sveglia e sensibile.


18-04/2008
Hello? Hello? Parliamo un po’, avrei da dirti ma non so. Argomentando dei fatti miei, ti sto parlando e non ci sei. Lontano io? Ma tu di più. Ho un nodo in gola che non scende giù. Mi stai sentendo? Hello?Hello?...



Lei sta male, te lo dico io, mi sa che è destinata a perdersi. Mi scrive con la sua lettera piccola che lei si sente male, come dentro di un camerino di prova con gli specchi di lati opposti che riflettono infinitamente la immagine di se stessa, dice che non sa quale scegliere e che ha perso la sua vita in questo.Non le ho risposto nulla. È ancora una ragazza brava, carina ed in più ha smesso quasi tutti i suoi vizi:non fuma, non si morde mai le unghie; ha una vita tanto normale; va al lavoro,cucina, guarda la T.V, ha un fidanzato... ma credo che per lei questo è come mangiare sale per placare la sua sete.
-Come?
-Bene, ti dico che devi lasciare il tempo a riposare per asciugare il tuo veleno e sistemarti davvero.
- Sì, me lo dico io, ma per quanto tempo? Perché mantenere la calma non fa parte del ruolo che ho.
Mamma mia! Questo mi sta facendo diventare pazza , devo smetterlo anche!.



Benedico quel giorno in cui tutto era uno sbaglio quando portavo l’amaro dentro come un’arma da taglio in quel bagno azzurro e che avevo anche pitturato di azzurro per far finta sugli spazi delle ceramiche che erano caduti senza dire niente al mio babbo che non si è mai disturbato per questo e per niente dopo io avevo fatto qualcosa con pinture giacché lui è stato sempre molto liberale e condiscendente con me non come Sandra cosi piccola e sbalordita che il suo corpo non ho potuto raggiungere la grandezza delle sue veloci esperienze quindi a mia sorella non le piaceva nessuna delle cose che io facevo e tutto il tempo era con la critiche e anch’io ma il bagno era già dipinto e si vedeva miglio sebbene era una delle tante soluzioni che facevo per far finta della decadenza della casa bellissima e coloniale che si sgretolava però si poteva sistemare con i soldi oppure con una moglie che non fosse una “#$%&/() come circolavano tutto il tempo cercando il denaro che mio padre non aveva e per usare questo bagno che forse era la situazione che mi imbestialiva di più per ragioni igieniche e perché i miei sforzi per conservare la casa erano soltanto miei cioè il tetto alto si filtrava e lasciava delle macchie verdi che io spazzolavo in estate o il tavolo di ceramica della cucina che si cadeva a pezzi e poi collocavo sopra il tavolo di legno per tagliare o la finestra rotta o il lavandino ossidato nel centro e lo specchio ossidato anche dove tante sere ho acceso le lampadine per estirpare quei punti bianchi di un’ adolescenza che ho vissuto come una casalinga eppure non mi lamento ma soltanto mi ricorda ciò che mi mancava come una figura femminile possibilmente maternale che mi poteva aiutare con l’ impertinenza delle mie amiche del liceo dove andavo tutto il tempo a piedi e quando tornavo a casa mio padre aveva il pranzo fatto per mia sorella e per me e così mangiavamo insieme e con la T.V spenta cioè la situazione che ha creato un vincolo speciale tra noi tre forse come un nucleo dissimile della propria famiglia ma che non soluzionava tanti altri difetti che c’erano e che in quel momento dentro il bagno si contorcevano tra i miei bollenti pensieri finché mi sono distrata come una bimba quando ho visto la similitudine di colori tra i miei capelli e i miei occhi che non erano né verdi né gialli ma possibilmente un marrone bipolare che nemmeno la luce delle lampadine poteva definire ma mi faceva un brillio bellissimo che era anche riflesso nei miei occhi che poi li ho guardati isolati per un lungo tempo con la mente in grigio senza pensare a questo finché mi sono visto per prima volta essendo me stessa e è stata come una sensazione di svegliarsi subito e poi fermarsi davanti a una vita cui non avevo il controllo finché l’ho scoperto in quel giorno nel bagno azzurro.



29-04/2008
Oggi sono abbastanza stanca per non lasciarmi portare dall’inerzia delle attività quotidiane. Ho avuto gli occhi così aperti con uno sguardo bidirezionale dentro e fuori di me allo steso tempo; è come un esercizio per prendere quella realtà effimera e volatile di cui formo parte e che ti ho parlato.Quando faccio questo, sento il “nulla”, la vita o un’altra cosa che ancora non posso definire. Ogni volta questa sensazione è più lunga ma si sfuma e devo imparare a sostenerla. Là ti senti ignorante alieno di te stesso ma capisci tutto , come la storia di Jhon Doe, spero l’abbia vista. Poi ti viene da fare il leopardi; ti senti stupido, spento e poco utile. Si, è vero, credo che sono “illuminata” per qualque momento, ma non mangio con questo, non è un rifugio per il sole e la pioggia e ti lontana dalle altre persone. Alla fine non so neanche cosa è meglio per me: rimanere da sola meditando sull’ esistenza destinata a perdermi essendo inutile per il mondo, oppure lasciarmi all’ inerzia della vita quotidiana ed essere un’altra in più.


06-05/2008
Un giorno qualunque sono io, scoprendo la mia identità in un mondo che mi lascia dietro mentre raccolgo i miei pezzi di spechi. Non so, e abbastanza diffile per me distinguere la realtà , cioè sono tante le posibilità si “esssere” che diffuminano la realtà con la fantascienza.

Ma oggi darò un passo avanti con questa storia : mi uccido.


Un’altra volta lei mi ha aperto ed un’altra volta non capisco il suo problema, e tu? ...È una buona idea fare domande al vento aspetando che qualquno ti da la risposta, è una tecnica che la ho preso di lei. Ma riprendiamo il tema perché sono stanco delle sue depressioni benché riconosco il suo sforzo, le consiglio di far utile la sua pazzia a modo suo...
-Parla su di me?
-Non fare la stupida. Hai le carte e i passi , giocati i tuoi assi; in due il rischio è minimo e punta pure ciò che hai ma pensi troppo cosa fare. Guarda che chi mangia polvere lascia i denti mordere. Ti renderò facile decidere ciò che è inevitabile.
-Mi renderò partecipe e farò ciò ch’ è inevitabile.
-Va bene perché a quelli come noi serve spazio e aria, troppo poco quel che c’è, anche per te. . .
-Si, siamo vuoti a perdere. Ma stavolta è colpa tua, prendi al volo e metti via. Lascia stare non ce n´è.
-Medicine come me non le inventeranno mai. Tu sei uguale a me , sei come me in ogni atomo.





Lei ha chiuso le palpebre . L’ inquietudine in forma di paura le è venuta subito sul suo cuore, così che la sua respirazione lasciava di sembrare asfissiante e si accelerava. Ma si è seduta con inquietudine, ha messo le mani nel bordo del materasso con lo sguardo perso nelle fibre del suoi pantaloni azzurri. Un ricordo amaro le passava sul viso: l’ho uccisa.

Ha avvicinato le mani raggrinzite sulla faccia dove si umidivano con un sale acquoso. Credo che era abbastanza difficile per lei ricordare come è stato il suo dissenso di cordura mentale che era già pronosticata , è stata pronosticata oggi, per me. Ma continuo...
La vecchia era seduta nel letto, pensando in quel momento che aveva disegnato la sua vita, e quando ha capito, a che cosa le è servita?. Possibilmente aveva perso la sua vita a questo, stava sola come una dea oppure un’orca. Per lei era questo il destino della conoscenza:ogni volta chi sapeva più di sé o del mondo più si isolava, era più nella cima di una montagna dove soltanto alcune persone l’ hanno accompagnata. Nel passato la vecchia non è potuta lasciarsi prendere dall’inerzia di una vita comune ma oggi, per prima volta nella sua esistenza, sapeva cosa doveva fare con sé stessa.
No c’era bisogno di cercare il racconto, lei lo ricordava come se lo avesse scritto oggi. Così, lei ha stretto il pugno con un vigore che cresceva mentre si aprossiava allo specchio e senza fermarsi l’ ha colpito con violenza. Lo specchio si è caduto sul pavimento in pezzi di diverse dimensioni sotto lo sguardo della signora. Lei li ha visto con tenerezza mentre un sonriso furbo si avivcinava al suo viso rifflettuto in tutti i pezzi di specchi dove lei ne ha preso uno con la sinistra, il più affilato e poi l’ha girato verso il polso sinistro. Così un piccolo fiume rosso percorreva la sua pelle del braccio, finché arrivava alle ceramiche azzurre come un mare che raccolgeva la forza di questo fiume vitale.


10-05/2008
Prendo bene andare in giro con il sole che saluta la sera. Oggi ho buttato via i pensieri, via la noia , li ho buttati stamani dentro un bidone con fuoco e kerosene. E che oggi è un giorno speciale, di quiei giorni che non vengono spesso come li eclisi di sole che li puoi quasi contare. A modo mio sono contenta un poco anch’io, oggi la storia la faccio io a modo mio.